Per la prima volta la «Pet therapy» (ovvero la terapia in cui il paziente viene assistito dagli animali) entra in un ospedale trentino. Il reparto interessato è l’Unità operativa di pediatria del presidio ospedaliero Santa Chiara di Trento: gli animali dell’associazione «Zampa Amica» di Villazzano incontreranno bambini e ragazzi che, a causa di patologie tumorali o malattie rare, frequentano ripetutamente l’ospedale per ricevere cure in regime di day hospital. In progetto prenderà il via dal prossimo 6 agosto: «Si tratta di incontri di un’ora, a cadenza settimanale, fissati sempre al mercoledì mattina – spiega la presidente dell’associazione Katia Bertoldi – L’obiettivo è quello di creare un ambiente di benessere e tranquillità, di relazione affettiva tra i ragazzi e gli animali durante il periodo del ricovero». «Spesso i bambini e gli adolescenti ricoverati nei reparti di pediatria e costretti a brevi o lunghe degenze sono esposti a numerosi rischi quali crisi d’ansia, depressioni, disturbi del sonno e dell’alimentazione – prosegue – L’interazione con alcuni animali è in grado di aiutare ad alleviare la noia del ricovero, produrre momenti di gioco ed ilarità, infondere tranquillità e sicurezza».

Gli animali che l’associazione «Zampa Amica» intende mettere a disposizione dei giovani pazienti sono tutti di piccola taglia: conigli e cani, porcellini d’India e pappagalli. «Solo in un secondo momento introdurremo i cani più impegnativi per le loro dimensioni – annuncia Bertoldi – come i nostri bravissimi Labrador».
Gli incontri si svolgeranno presso una sala ricreativa allestita con tavoli, sedie e tappeti necessari allo svolgimento dell’attività. «Ad essere coinvolti saranno i bambini fino a dodici anni, ma in caso di particolare gravità potremmo arrivare anche ad età più adulte – dichiara – In linea di massima ciascuna «seduta» coinvolgerà due persone. Tuttavia, il carattere sperimentale del progetto potrebbe far mutare questa condizione a seconda delle esigenze che si verificheranno di volta in volta».
La strutturazione dell’ambiente dove avverranno gli incontri deve essere «terapeutica». Ovvero non può prescindere dai caratteri di riconoscibilità, tranquillità e familiarità. «Tra i nostri principali obiettivi – chiarisce – vi è anche quello di creare le giuste condizioni per una corretta socializzazione ed interazione tra i bambini ed i diversi operatori con cui vengono a contatto durante la loro presenza in ospedale (medico, psicologo, infermiere)».
Sebbene la «pet therapy» sia finalizzata ad un miglioramento delle condizioni fisiche, emotive e sociali delle persone a cui è rivolta, Bertoldi vuole anche sottolineare che questo tipo di terapia non voglia in nessuna maniera essere sostitutiva rispetto alle cure tradizionali: «L’obiettivo – dice – è quello di un affiancamento tra le due». Il progetto sperimentale dovrebbe rimanere attivo fino al termine del 2014.

Articolo preso da www.adige.it